Con IBD (Inflammatory Bowel Disease) si intende una patologia cronica dell’intestino di natura infiammatoria.

L’IBD Viene classificata come una sindrome, caratterizzata da sintomi gastroenterici, tra i quali:

  • vomito,
  • diarrea,
  • apatia,
  • disoressia,
  • pica,
  • dimagramento,
  • melena,
  • ascite,
  • borborigmi,
  • dolori addominali.

Questi sintomi si manifestano per più di tre settimane ed in cui sono state escluse cause metaboliche, endocrine, epatiche, pancreatiche, parassitarie ed infettive.

Le cause dell’IBD

La causa di questa enteropatia idiopatica non è ancora del tutto nota. Si pensa che, come nell’uomo, abbia un ruolo determinante l’interazione tra predisposizione genetica (Boxer, Pastore Tedesco, Bulldog, tra le razze canine più predisposte, e gatti di razza), condizioni ambientali, componenti della dieta, alterazioni del microbiota e sistema immunitario dell’intestino (GALT), che insieme inducono un’incontrollata risposta immunitaria nell’ospite.

Il ruolo della disbiosi

La disbiosi gioca un ruolo fondamentale in questa sindrome, in alcuni studi si è evidenziato come in cani affetti da IBD  sia presente una riduzione della percentuale di batteri benefici (es. Firmicutis) ed un aumento della percentuale di batteri  potenzialmente patogeni (E-Coli, Shigella, Salmonella…), indebolendo così  una delle funzioni più importanti del microbiota stesso, la funzione di barriera contro gli agenti infettivi.

Le variazioni delle popolazioni microbiche intestinali provocano cambiamenti nel profilo metabolico, come  alterazioni del metabolismo degli acidi grassi a corta catena e degli acidi biliari,  determinando così un aumento delle sostanze pro-infiammatorie a discapito di quelle antinfiammatorie e scatenando in questo modo  una risposta immunitaria aberrante. Inoltre l’incremento del pH dell’ambiente enterico, causa la proliferazione degli agenti patogeni che possono aggravare ulteriormente la condizioni del paziente provocando malattie sistemiche.

L’analisi del microbiota e l’indice di disbiosi si rivelano, quindi, essere molto utili, in associazione ad altri esami di laboratorio, nei casi di IBD, per valutare quali specie popolano l’intestino del paziente e in quali percentuali, stabilendo così, in caso di necessità, la combinazione di una terapia dietetica e/o  farmacologica personalizzata, atta a ripristinare questo importantissimo equilibrio.

Avatar photo

Giulia

Esperta in comunicazione e Psicologa (per umani!) dopo anni di esperienza nel magico mondo dell’apprendimento di grandi e piccini, ha deciso di seguire un sogno che aveva da bambina: aiutare gli animali, a modo suo!
Per questo ora presta la sua penna a LampoVet, di cui è anche socia fondatrice e CMO, insieme ad un team eccezionale di appassionati di animali.

Articoli: 23